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Terza settimana
Il formaggio coi buchi, la Palestina, la mia dieta (una prova personale, in tutta la sua miseria borghese) cosa hanno in comune? Forse niente.
Negli ultimi anni mi sono sentito come l’Emmentaler che una volta si chiamava soltanto Emmental. Il blasonato formaggio coi buchi, a pasta dura dal colore giallo chiaro, rappresenta il 95% del consumo italiano di formaggi svizzeri. Ed ha avuto il suo boom sulle tavole degli italiani verso la fine degli anni 90’.
Era una presenza costante nel frigo di mia nonna Norma, ne rubavo sempre un pezzetto tutte le volte che lo aprivo. Adesso si chiama Emmental-er, l’azienda ha cambiato denominazione per proteggere il prodotto dalle tante imitazioni, specialmente del mercato statunitense.
Mia nonna con l’accento veneto lo chiamava (e lo scriveva sulle liste della spesa) emmentà.
Mentre vi scrivo un kg di farina a Gaza costa 50 euro. E la città ha assunto le sembianze del formaggio coi buchi.
La fame nell’Italia del 1300 aveva fatto immaginare agli italiani il Paese di Bengodi, riportato da Boccaccio nella terza novella dell’ottava giornata del Decamerone.
Bengodi è una contrada descritta per fare uno scherzo ad un interlocutore credulone: ci sono intere montagne di formaggio, salsicce legate alle vigne colme d’uva succosa e dalle montagne di formaggio rotolano a valle enormi quantità di maccheroni e raviuoli cotti in brodo di cappone.
Il paese di Bengodi deriva da un altro topos medievale: il paese di Cuccagna, dove ‘’chi più dorme più guadagna’’. Luoghi immaginati da chi aveva fame. Inesistenti, ma diversamente, rispetto alla Palestina (che invece esiste).
Siccome la guerra su Gaza è trasmessa e condivisa, più di ogni altra nella storia dell’Internet, sui social network, tutti i giorni, la nostra immaginazione è partecipe al disastro.
Noi nati negli anni 80-90 siamo cresciuti nell’epoca d’oro della pubblicità televisiva che appoggiandosi sull’archetipo del Bengodi e della Cuccagna ci ha fatto desiderare, come stile di vita, come parte integrante dell’esistere: c’erano i giocattoli come Emiglio il Meglio o la Gig Nikko, Peg Perego, Giochi Preziosi, le scarpe Lelly Kelly o le merendine Kinder e Ferrero e i biscotti Mulino Bianco solo per citarne alcuni.
Siamo cresciuti con mancanze artificiali da riempire come il formaggio coi buchi, crivellati di bisogni. La generazione precedente alla mia, i buchi se li provocava con le siringhe.
Il paradosso di Gaza e della Palestina è che Israele è il luogo immaginario, l’utopia per la religione ebraica ed ha assunto la forma di uno stato che ingrassa, annettendo i cosiddetti Territori palestinesi, mentre la Palestina che era a tutti gli effetti un territorio quantificabile e preciso e ospitava musulmani ebrei e cristiani, è diventata una fantasia, non esiste per gli Stati Uniti e non esiste per Israele (ma esisterà, seppur coi buchi, un giorno) e il suo popolo, i palestinesi, cioè i filistei, da Filasṭīn, terra santa, ora vivono nel terrore dell’apartheid, del genocidio in atto.
Una terra santa ha vinto sull’altra.
A Gaza c’è un ragazzo più giovane di me che ogni tanto mi appare su Instagram. Dalle immagini sembra si sia trasferito in una baracca sul mare, il palazzo dove viveva è stato raso al suolo dalle bombe israeliane. Lavora come personal trainer online e mostra in diretta il paradosso di essere un coach dalla Striscia. Non riesce a raggiungere il fabbisogno giornaliero di calorie necessario per mantenersi allenato, sta perdendo peso e massa muscolare, mentre collegato alla webcam del suo pc, allena persone dall’altra parte del mondo che hanno a disposizione ogni tipo di alimento e attrezzo.
Io sono qui a fare la dieta, a scrivere a te che leggi, della mia fatica borghese, da una remota isola indonesiana di cui non ho ancora scritto come vorrei. Ho affrontato molte sfide per essere qui, ho capito delle cose, ho iniziato e chiuso rapporti. Ma questi pensieri mi attraversano lasciando spazio alle immagini dei civili palestinesi ridotti alla fame, da una guerra a senso unico.
Un genocidio annunciato da anni di occupazione illegale che poteva essere fermata. Non sapevo se scriverlo perché una parte di me vuole ridurre il senso di colpa, il privilegio di essere nato nella parte prosperosa del mondo ma l’altra se ne vergogna.
L’ammissione di impotenza della nostra società, la democrazia, lo strumento tecnico politico con cui ci siamo ripuliti dai crimini fascisti che abbiamo commesso soprattutto verso gli ebrei nella seconda guerra mondiale, eravamo noi ad essere alleati dei nazisti a condividere la loro visione e spesso ce ne dimentichiamo.
La democrazia davanti a questo disastro umano, ha perso, a Gaza e in Palestina ha perso e continua a farlo ogni giorno se non fosse per chi manifesta. Perché non c’è un piano che includa i palestinesi nella sua attuazione. Non c’è ancora una soluzione.
Per questo la Palestina è la nostra Bengodi, la nostra Cuccagna paradossale, povera e impossibile ma altrettanto reale. Mentre noi (e quando dico noi, non so esattamente a chi parlo, altro paradosso, quelli di sinistra? Gli umani a cui rimane un po’ di senno? L’Europa? Chi?) abbiamo realizzato l’illusione e ci siamo trasformati in consumatori mentre in una sponda del mediterraneo raggiungibile in barca con pochi giorni di viaggio, c’è un intero popolo che muore di fame, perché l’inflazione dovuta alla guerra ha reso tutto carissimo.
Eppure ci amano, amano gli italiani che sono partiti con la Flottilla, gli italiani della Resistenza, come ci amano i Greci nonostante l’occupazione fascista, nonostante i nazisti siano arrivati in nostro soccorso (perché i Greci ci stavano respingendo). Ce li abbiamo portati noi in Grecia. Adesso andiamo a fare le vacanze là, a berci l’ouzo tra le mura di qualche rovina dell’occupazione, abbandonata e recuperata a Rodi o Creta.
L’occupazione della Grecia all’epoca causò 300 mila morti di fame. Gli storici la chiamano “la grande carestia dell’inverno 41-42”. Secondo Trump andremo a farci le vacanze a Gaza.
In questo momento un kg di peperoni, sulla Striscia, costa 100 euro, lo zucchero 70 euro. D’altronde come dicono gli esperti della nutrizione ‘’siamo il cibo di cui ci nutriamo’’.
E in Palestina? Restiamo Umani, diceva qualcuno 16 anni fa.
Emmental come metafora di traffico di emozioni e informazioni che entrano ed escono come spifferi. I fatti ci attraversano come l’anidride carbonica che forma le caratteristiche bolle d’aria nel formaggio svizzero dal sapore leggero, grasso al palato, soddisfacente, eppure neutro come la sua patria.
Per questo piace quel formaggio, perché non ha difetti organolettici, così come tutti i prodotti caseari e i salumi della grande distribuzione. Devono piacere al maggior numero di persone possibili. Sono statistica. (Forse esagero, sono pienamente cosciente dei vantaggi per la salute pubblica della catena del freddo).
Mi sento così nella mia insignificanza di fortunato occidentale. Costretto a una neutralità blanda, quella dell’Europa, che fa la Svizzera del mondo.
Il mese scorso in Indonesia è trapelata la notizia che il parlamento ha emanato un decreto che prevedeva l’introduzione di indennità abitative e aumenti salariali per i membri del parlamento.
La popolazione - in maggioranza sotto la soglie della povertà - è scesa in piazza a protestare in massa, soprattutto a Java e Jakarta, tra chi protestava c’erano i giovani che fanno i rider di Grab (che sarebbe il loro Glovo) contro l’ennesimo privilegio della classe politica, contro la corruzione dilagante del potere.
Durante la protesta la polizia ha ucciso, investendolo senza pietà, uno di questi rider che stava facendo una consegna. Gli indonesiani per le strade si sono moltiplicati, tutti i rider con le loro casacche verdi hanno raggiunto le abitazioni dei politici e le hanno svaligiate, distrutte, il tutto sotto gli occhi di Tik-Tok che è stato addirittura sospeso per una settimana in tutta l’Indonesia.
Anche negli Stati Uniti lo hanno chiuso di recente, solo che poi se lo sono comprato.
Gli scontri erano così accesi che il presidente Sukarno ha preso parola e accontentato un po’ tutti con qualche promessa che chissà dove finirà. Poi è accaduto qualcosa di simile anche in Nepal poche settimane dopo, perché il governo ha censurato i social network imbavagliando la cosiddetta Gen-Z che è scesa in piazza manifestando con violenza, guardandosi negli occhi forse per la prima volta.
Io penso (voglio pensare) che questi fatti sono sintomo di qualcosa che bolle fortissimo sotto la crosta del formaggio terrestre. In tutto il mondo.
Da noi, con le recenti manifestazioni per la Palestina Libera, c’è qualcosa che aspetta solo di essere capito a cui va data una forma rotonda, magari quella di un grosso Emmental ma dal sapore più complesso e multisensoriale.
Ma ho paura che la protesta rimanga fine a se stessa come nel 2009 con l’operazione Piombo Fuso, quando avevo 20 anni e grazie a Vittorio Arrigoni che scriveva da Gaza sulle pagine del Manifesto, venivo a conoscenza del conflitto Israelo-palestinese che poco dopo non avrei più chiamato così.
Anche allora c’era una Flottilla, la Freedom e a bordo assieme agli altri c’era proprio Vittorio, quella volta riuscirono ad approdare a Gaza accolti dalla popolazione in festa.
Anche lì siamo scesi in piazza e poco dopo io con alcuni amici abbiamo costituito un’associazione per organizzarci e andare in Palestina, in West Bank a fare del volontariato (vi racconterò magari più avanti).
E poi c’è stato il 7 Ottobre 2023, lo spiazzante contrattacco di Hamas che ha causato la morte di 850 civili israeliani e sollevato l’attenzione pubblica mondiale nuovamente sulla Palestina. La scusa perfetta per Netanyahu, a Gaza sono 67mila i morti ad oggi (almeno 20mila bambini secondo Save the Children) e 169 mila i feriti.
Sono passati 16 anni dal 2009 in cui i palestinesi di una ennesima generazione hanno accumulato rabbia e sofferenze nel silenzio dei media e della politica, nel nostro silenzio occidentale. E il mio corpo grasso adesso è forato, io che so solo scrivere e mangiare (entrambe nemmeno tanto bene) spero che questa volta non ci bastino le solite parole del politico di turno, la solita alleanza senza l’oste (come i patti di Abramo) o l’arrivo di Tony Blair (72 anni) che rappresenta BP la compagnia petrolifera che ha gli occhi sul mare di Gaza e il suo giacimento petrolifero, da trivellare, forare, bucherellare, come l’Emmental.
PS:
Comunque nel frattempo sto cercando di farmi l’assicurazione sanitaria internazionale. Mi hanno chiesto altezza e peso e quando ho condiviso i miei dati, i miei numeri, mi hanno negato l’assicurazione. In pratica se non dimagrisco non posso curarmi all’estero (e nemmeno in Italia perché ormai non sono più residente). Devo fare presto.

Ale, le tue parole sono sempre forti, sono corsi d'acqua che danno una forma al canale che le accoglie, ma non con imposizione ma bensì con gentilezza e presenza. Non mollare e non smettere mai di condividere i tuoi pensieri. Da parte del Daze
Ale caro, ti seguo e ti leggo sempre con immenso piacere e non ti nascondo che ogni parola che utilizzi mi smuove. Condivido pienamente con quello che scrivi: la tua riflessione riesce a intrecciare la quotidianità personale con la drammatica complessità del mondo. L’immagine del formaggio coi buchi è una metafora potente, caspita Ale è davvero potente, mi arriva dritto il messaggio di come la condizione contemporanea sia piena di vuoti, di contraddizioni, di colpe non sempre consapevoli ma al tempo stesso attraversata da una sete di giustizia e di umanità che ancora resiste. Ale, anche se non ci conosciamo e siamo distanti, sappi che ti sento vicino con affetto e con sincero sostegno in questo percorso di ricerca, di parola e di verità. Permettimi di aggiungere una nota personale: in quest’ultimo anno ho perso 25 kg; non lo dico per presunzione, ma per dirti che capisco il percorso che stai facendo, la fatica e la determinazione che richiede. Sei davvero un continuo sprone per me. Un abbraccione grande grande